Gli imperi non appartengono al passato. Oggi, anche se in modo molto diverso, Stati Uniti, Cina e Russia hanno istinti imperiali. Di tipo territoriale o di tipo economico. Ma le nuove ambizioni imperiali sono in gran parte destinate a fallire. Il risultato è l’età della prepotenza. Definizione che gli autori utilizzano in due sensi: un’età in cui i rapporti di forza prevalgono sulle regole internazionali e in cui le leve di influenza economica sono utilizzate come armi; ma al tempo stesso un’età in cui non esiste più una potenza realmente egemone. Siamo così in una condizione di pre-potenza. E in un sistema internazionale senza centro, con un equilibrio di potere instabile. Stiamo assistendo alla fine della Pax americana ma non alla nascita di una Pax sinica o a un nuovo concerto delle potenze. Sta accadendo qualcosa di diverso: è l’idea stessa di ordine internazionale che viene messa in discussione, in un contesto di multipolarismo caotico e conflittuale, in cui paesi «di mezzo, dall’India alla Turchia, si muovono con una libertà inedita. Prevale il «non ordine: l’assenza di qualunque ipotesi condivisa di riassetto del sistema globale. Nell’età della prepotenza, la geografia del potere passa attraverso il controllo delle catene del valore e degli snodi strategici. Materiali critici, reti digitali, infrastrutture, tecnologie diventano strumenti di coercizione. Intrecciando storia, economia e relazioni internazionali, L’età della prepotenza spiega che affrontare il futuro richiederà, per noi europei, scelte politiche non facili, capacità di adattamento e una forte dose di flessibilità. Capire il significato del «non ordine attuale è la condizione essenziale per reagire.
Cod: 9788804808008




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