L’oblio dell’essere
La filosofia di Martin Heidegger (1889-1976) mostra un’ambiguità peculiare ricorrente in tutta la sua opera: portare al suo culmine la tradizione filosofica che ha origine da Aristotele e Platone e arriva fino a Hegel e Nietzsche, e allo stesso tempo produrne l’annientamento.
Nella sua opera principale, Essere e tempo (1927), fa la sua definitiva apparizione, scenica e retorica, la questione dell’essere (l’ontologia), finendo per rivelare il suo fallimento in quanto tale: il senso dell’essere risulta refrattario a qualsiasi teoria e non può quindi essere trattato come un oggetto, poiché precede qualsiasi tematizzazione.
Alla filosofia tocca quindi il duplice compito di decostruire la storia dell’ontologia e pensare all’essere legato esclusivamente alla sua manifestazione e interpretazione. La filosofia diventa così fenomenologia ed ermeneutica.
Oggi la ricezione di Heidegger risulta inscindibile sia dalla sua controversa biografia, legata al suo vincolo con il nazismo, sia dalla sua illuminante avventura filosofica, che coinvolge le principali correnti del pensiero del XX secolo – fenomenologia, esistenzialismo, marxismo, strutturalismo, decostruzionismo – e lo trasforma nella figura principale della sua epoca.
Cod: 9772785667044





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