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	<title>Gli struzzi. Nuova serie - Shop - Diffusione del Libro</title>
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	<title>Gli struzzi. Nuova serie - Shop - Diffusione del Libro</title>
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		<title>La disperanza. Un sentimento del nostro tempo</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 09:02:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Prosa letteraria</p>
<p><b>Autore</b>:	Franco Marcoaldi<br />
<b>Editore</b>:	Einaudi<br />
<b>Collana</b>:	Gli struzzi. Nuova serie</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La disperanza non è affatto cupa, fosca, inerte. Al contrario, nella sua felice ambiguità, rappresenta il volano ideale di molteplici aspetti liberatori per l&#8217;individuo capace di farla propria. Quando qualcuno, specie se giovane, ci confessa di non nutrire nessuna speranza in un mondo migliore è normale restarci male, cercare di consolarlo, dirgli che si sbaglia. E se invece avesse ragione? Sarebbe davvero una brutta notizia? È da questo dubbio paradossale che prende l&#8217;avvio Franco Marcoaldi in un libro polemico e vivacissimo, che non esita a sottrarci ogni facile appiglio. La speranza? A ben guardare è un sentimento passivo, parassitario e illusorio. Cosí come la disperazione è un modo vigliacco di non mettersi in gioco. Esiste però un&#8217;altra strada, indicata da un termine antico e desueto, eppure quanto mai ricco di energia: &#8220;disperanza&#8221;. Ad esso rimandano le voci di alcuni giganti del pensiero e della poesia: da Caproni a Mutis, da Montaigne a Camus, da Canetti a Huizinga. E vi allude anche la pratica quotidiana di tanti ragazzi di oggi, troppo spesso irrisi per il loro vagabondaggio senza meta, peraltro segnato dalla ricorrente rivolta contro le mille ingiustizie e soprusi che dilagano nel pianeta. Forse sono proprio loro i migliori interpreti della disperanza: un sentimento proficuo che lascia alle spalle tutti i totem novecenteschi e, senza affidarsi a velleitari ideali di un mondo armonioso sempre di là da venire, spinge piuttosto a contenere il Male &#8211; in direzione di una società appena piú giusta, amichevole, decente &#8211; e a vivere appieno ogni singola esperienza. Qui e ora. Perché malgrado tutto possiamo conoscere, scrivere e modificare la nostra storia. Personale e collettiva. Un passo dopo l&#8217;altro, stando bene attenti a dove mettere i piedi. Lo sappiamo bene: si allungano ombre sempre piú pesanti sulle nostre esistenze. Ma anche nella penombra, diceva María Zambrano, rimane comunque una vena di allegria.</p>
<p>Cod: 9788806271541</p>
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		<title>Quel che ho visto, udito, appreso&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Nov 2023 10:48:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Autobiografie generali . Filosofia occidentale: dal 1900 . MEMORIE . 20. Secolo</p>
<p><b>Autore</b>:	Giorgio Agamben<br />
<b>Editore</b>:	Einaudi<br />
<b>Collana</b>:	Gli struzzi. Nuova serie</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo libro non assomiglia a nessuno dei libri che l&#8217;autore ha finora pubblicato. Si tratta di parole ultime o penultime, vergate in fretta, come da chi prende appunti per il suo testamento, ma si accorge alla fine di non avere eredi. La sua vita è passata in un lampo e lo squarcio di luce ha lasciato vedere ben poco. Che cosa ha visto in quel lampo, a che cosa è rimasto fedele, che cosa resta dei luoghi, degli incontri, degli amici, dei maestri? «Come la colomba, siamo stati mandati fuori dall&#8217;arca per vedere se c&#8217;era sulla terra qualcosa di vivo, anche soltanto un ramoscello di ulivo da prendere nel becco &#8211; ma non abbiamo trovato nulla. E, tuttavia, nell&#8217;arca non abbiamo voluto tornare.</p>
<p>Cod: 9788806251673</p>
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		<title>Memoranda. Gli antifascisti raccontati dal loro quotidiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2023 15:05:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Indipendenza e liberazione nazionale, post-colonialismo . Storia d'Europa . Italia . Seconda Guerra Mondiale, 1939-1945</p>
<p><b>Autore</b>:	Antonella Tarpino<br />
<b>Editore</b>:	Einaudi<br />
<b>Collana</b>:	Gli struzzi. Nuova serie</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il balcone da cui Duccio Galimberti pronunciò il famoso discorso del 26 luglio 1943 a Cuneo; la pietra-poesia di Primo Levi ritrovata sul bordo del divano di Nuto Revelli; la scrivania di Piero Gobetti e le parole vergate a matita da Ada per la sua morte, tra le stanze della loro casa di via Fabro a Torino; i banchi del Liceo D&#8217;Azeglio e la «banda Monti (da Pavese a Mila, da Ginzburg a Bobbio); i vagoni merci per gli ebrei destinati ad Auschwitz alla stazione di Borgo San Dalmazzo; la Resistenza in diretta nei quadri di Adriana Filippi a Boves&#8230; Esiste una pietas reciproca e tenace che lega gli umani ai loro manufatti. Architetture, oggetti, scritti spesso sopravvivono per secoli ai loro autori o ai loro proprietari, caricandosi di una memoria emotiva pronta a essere restituita in modo immediato e tangibile a chi ne venga in contatto. Ciò vale anche per tempi relativamente recenti, che si stanno allontanando in modo inesorabile da noi con la fine degli ultimi Testimoni viventi. Sono allora sempre di più le cose, gli oggetti e i luoghi della vita quotidiana a ricucire il filo lesionato della memoria di tanti uomini e donne che si opposero al fascismo e alla dittatura. Quella difficile scelta esistenziale ha lasciato tracce indelebili proprio nei luoghi domestici, custodi di memorie ancora presenti tutto intorno a noi. È un racconto &#8211; a tratti sussultorio &#8211; di memoria, visioni, tracce quello che si snoda tra le pagine di Memoranda, guidato dalla linea tesa di un pathos che promana quasi inaspettato da quelle schegge del tempo. Cosicché oggetti, edifici, luoghi quotidiani &#8211; ma anche le figure virtuali di cose / non cose proprie dei filmati o delle fotografie &#8211; entrano nel nostro sguardo divenendo elementi attivi di una narrazione che ci coinvolge in prima persona. Frammenti di un mondo lontano, eppure emotivamente ancora vigile, l&#8217;antifascismo e la Resistenza in azione, che ci aiutano a riscoprire quel tempo fattosi pericolosamente remoto (tanto più per le giovani generazioni), e quei valori tuttora fondativi di fronte alle pesanti incognite che gravano sul futuro.</p>
<p>Cod: 9788806254940</p>
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		<title>Il signor Alonso e la volpe giapponese. Un caso clinico nel Gioco della Sabbia</title>
		<link>https://www.diffusionedellibro.com/prodotti/scienze-sociali-e-umane-2/psicologia/il-signor-alonso-e-la-volpe-giapponese-un-caso-clinico-nel-gioco-della-sabbia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Sep 2022 13:58:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Psicologia analitica e junghiana</p>
<p><b>Autore</b>:	Clementina Pavoni<br />
<b>Editore</b>:	Einaudi<br />
<b>Collana</b>:	Gli struzzi. Nuova serie</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«E alla fine anche l&#8217;analista si alza, entrambi guardano insieme la composizione di sabbia e miniature, perplessi e a volte commossi da un insieme di cose che &#8220;parlano&#8221; in un linguaggio esclusivamente visivo». Il Gioco della Sabbia si insegna e si impara, si fa o non si fa, se lo si fa è necessario farlo in due. Lo si studia, lo si mette in scena, lo si comprende o lo si rifiuta. È una tecnica junghiana che Jung non praticò e che oggi viene adottata da analisti che lavorano sia con gli adulti sia con i bambini. Si svolge così: nello studio, l&#8217;analista chiede all&#8217;analizzante di avvicinarsi alla sabbiera, che è una cassetta di forma rettangolare «con le proporzioni della sezione aurea (cm 75 x 50 x 7)». La sabbiera di solito, ma non sempre, è di metallo. L&#8217;analizzante viene invitato a usare la sabbia, bagnandola oppure no. Deve modellare, costruire, «accarezzare». Deve utilizzare le miniature esposte negli scaffali dello studio e comporre una scena. Alla fine verrà chiesto un titolo da dare a quella che forse si potrà definire un&#8217;opera e la &#8220;sabbia&#8221; verrà fotografata e verrà così inevitabilmente conservata nella memoria di entrambi i presenti, «come un sogno». Insomma &#8211; commenta subito Clementina Pavoni -, «due cose da bambini: la sabbia e i giocattoli!» Ma i «giocattoli», ognuno lo sa, sono varchi, sono porte, da dove si esce per lasciar parlare il gioco, il fantasticare; per ascoltare, questa volta in due, «affacciati alla &#8220;finestra&#8221; della sabbia&#8230; che cosa le mani hanno &#8220;pensato&#8221;» di comunicare. Nasce così il caso clinico dell&#8217;uomo che Clementina Pavoni ha voluto chiamare signor Alonso, il quale detesta &#8211; con consapevolezza, sapere e violenza &#8211; prima di tutto se stesso e il proprio corpo e poi il mondo che lo circonda, come in un assedio senza fine. È bravo il signor Alonso, e spietato, a giocare con la sabbia e a scovare personaggi inquietanti come Kitsune, che in giapponese vuol dire «volpe» ed è segno che protegge e a un tempo minaccia, che ama e soffoca. Noi le vediamo avvenire, tutte le storie del signor Alonso, le vediamo nascere e svanire, come in un colpo di vento, come in una galleria fatta di panorami e autoritratti, incidenti e ferite. Accompagnati da un&#8217;ecfrasi a due voci che cura.</p>
<p>Cod: 9788806251512</p>
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		<title>Paradiso e naufragio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Feb 2022 11:36:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Filosofia occidentale: dal 1900</p>
<p><b>Autore</b>:	Massimo Cacciari<br />
<b>Editore</b>:	Einaudi<br />
<b>Collana</b>:	Gli struzzi. Nuova serie</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.diffusionedellibro.com/prodotti/scienze-sociali-e-umane-2/filosofia/paradiso-e-naufragio/">Paradiso e naufragio</a> proviene da <a href="https://www.diffusionedellibro.com">Diffusione del Libro</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;uomo senza qualità&#8221; di Robert Musil riflette l&#8217;uomo contemporaneo, per cui il mondo di ieri, con le sue illusioni di armonia, di compiutezza, con le sue pretese di esattezza da ricercare in ogni campo, è finito per sempre. Vie di uscita non ve ne sono, vie soltanto, che dovremo costruire mentre si va, si cerca. Vi sono poche opere universali che in figure e situazioni storicamente concrete sanno esprimere lo spirito di un&#8217;epoca, la &#8216;ragione&#8217; dei suoi drammi e della sua catastrofe, con la massima obbiettività, il più lucido disincanto e insieme la partecipazione più coinvolgente e sofferta. Opere che compiono il «miracolo della trasformazione del &#8216;pathos&#8217; in conoscenza, e della conoscenza più esatta e anche spietata della realtà che rappresentano in autentica &#8216;saggezza&#8217; intorno alle insuperabili contraddizioni e aporie della nostra esistenza, saggezza che trascende ogni limite di tempo e cultura. &#8220;L&#8217;uomo senza qualità&#8221; è una di queste. L&#8217;uomo contemporaneo abita il «cielo dei casi, di cui canta lo Zarathustra di Nietzsche, ma le sue conoscenze statistico-probabilistiche gli consentono di affrontarlo pur sempre armato di relative certezze. Il mondo di ieri, con le sue illusioni di armonia, di compiutezza, con le sue pretese di esattezza da ricercare in ogni campo, è finito per sempre &#8211; ma guai a lasciarsi infatuare da ideologie, vuoti profetismi, promesse salvifiche. Vie di uscita non ve ne sono, vie soltanto, che dovremo costruire mentre si va, si cerca. La mèta non è determinabile, epperò occorre tenere lo sguardo ben lucido per cogliere tutto ciò che durante il viaggio ci viene incontro e contro. E il romanzo è una straripante piena di indimenticabili incontri. La mèta è forse almeno indicabile? Possiamo farne segno? Il suo segno è quel &#8220;Viaggio in Paradiso&#8221; in cui avrebbe dovuto compiersi il grande romanzo? La rinuncia a ogni dialettica conciliativa, a ogni ben fondata sovranità politica, a ogni immutabile Legge, non è rinuncia all'&#8221;impossibile possibilità&#8221; di quell&#8217;esperienza che, nell&#8217;istante di una &#8220;incommensurabile chiarezza&#8221;, accorda il mondo dell&#8217;esattezza probabilistico-statistica al sentimento che ci rende partecipi di ciò che amiamo come lo abitassimo all&#8217;interno. Il matematico Ulrich, l&#8217;uomo senza qualità, si volge a quella Chiarezza e la ama, tanto più intensamente quanto più, «con rigore, ne riconosce l&#8217;inafferrabilità.</p>
<p>Cod: 9788806253295</p>
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		<item>
		<title>I Greci e l&#8217;arte di fare i conti. Moneta e democrazia nell&#8217;età di Pericle</title>
		<link>https://www.diffusionedellibro.com/prodotti/scienze-sociali-e-umane-2/storia/i-greci-e-larte-di-fare-i-conti-moneta-e-democrazia-nelleta-di-pericle/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Oct 2021 09:51:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Storia antica: fino al 500 d.C. . Storia culturale e sociale . Storia economica . Antica Grecia</p>
<p><b>Autore</b>:	Giovanni Marginesu<br />
<b>Editore</b>:	Einaudi<br />
<b>Collana</b>:	Gli struzzi. Nuova serie</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dicono che in famiglia tutti si lamentassero dell&#8217;avarizia di Pericle, ma che al contrario gli Ateniesi gli fossero ben grati quando esponeva loro con precisione &#8211; con acribia si comincia a dire &#8211; i rendiconti delle spese di denaro pubblico per una guerra o un monumento o un&#8217;impresa di conquista. Moneta e trasparenza, gloria futura e investimenti attuali, democrazia ed esattezza: un saggio brillante per scrittura e competenza ci racconta in modo nuovo le strategie economiche di chi inventò ad un tempo la bellezza e la «cosa pubblica. «I Greci dei tempi di Pericle, scrive Giovanni Marginesu parlando del V secolo a. C., «resero l&#8217;uso del denaro qualcosa di molto simile a un&#8217;arte, informandolo a principî improntati ad alcune leggi elementari e a una buona dose di etica e di estetica condivise. E poi il saggio cede il passo al racconto, parlandoci di come fosse famosa l&#8217;avarizia di Pericle, malvista in casa, ma molto gradita nelle occasioni pubbliche in cui si trattava di soldi pubblici, e di come acribia e democrazia, quando la prima significava estrema e fredda precisione e la seconda caldo sentimento etico, andassero a braccetto nella polis prima fra tutte, Atene, nell&#8217;epoca d&#8217;oro dell&#8217;arte, della letteratura, della potenza e della civiltà. Marginesu lavora da archeologo su frammenti e stele per narrarci la storia dei rendiconti greci, che venivano incisi con raffinata maestria sulla pietra ed esposti, in città e sull&#8217;acropoli, a uno sguardo quasi «ossessionato dalla contabilità, in quanto gli Ateniesi erano ben consci di come fossero la «preziosa radiografia del loro mondo. «I rendiconti sono l&#8217;architettura, l&#8217;arte, la guerra. Solo che, scarnificate dal genio artistico, dall&#8217;abilità tecnica, dall&#8217;eroismo, ne vediamo in dettaglio lo scheletro amministrativo e l&#8217;intelaiatura gestionale. Uno scheletro le cui cellule si chiamano monete. Da questa prospettiva, Marginesu narra una volta ancora, ma con grande novità e sorprendente ritmo, di vicende e personaggi che credevamo di conoscere bene: la protezione del tesoro della Lega delio-attica, la famosa statua crisoelefantina di Atena eretta da Fidia, che quasi rovinò per sempre l&#8217;artista e la sua fama, le guerre e i «prestiti a interesse che gli dèi, ovvero i tesori dei loro santuari, facevano continuamente ad Atene. «Sappiamo ormai, scrive Marginesu, «che non c&#8217;è nulla di paradossale nel fatto che la razionalità del documento contabile sia una delle maschere che la democrazia ateniese indossa di fronte al mondo, e anche allo specchio, davanti a se stessa. Ecco perché, quando veniamo a sapere che Pericle amava essere ritratto mentre faceva di conto, proviamo la paradossale ma consueta sensazione che i Greci abbiano ogni volta qualcosa di nuovo da raccontarci.</p>
<p>Cod: 9788806247980</p>
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